Il Pixel da solo non basta più: perché le Conversions API è diventata indispensabile

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Introduzione

Nell’articolo precedente abbiamo visto come è cambiato il modo in cui Meta interpreta il targeting.

Oggi il pubblico non è più un comando, ma un insieme di segnali che aiutano l’algoritmo a trovare le persone con la maggiore probabilità di convertire.

A questo punto nasce una domanda naturale.

Da dove arrivano questi segnali?

Una parte arriva direttamente dalle interazioni degli utenti con gli annunci. Un’altra, altrettanto importante, arriva dal sito web e dai sistemi che utilizziamo per raccogliere i dati delle conversioni.

Ed è qui che entra in gioco l’API Conversions (o Conversions API).

Per anni il Pixel è stato sufficiente per tracciare le azioni degli utenti. Oggi il contesto è cambiato e affidarsi esclusivamente al Pixel significa, nella maggior parte dei casi, rinunciare a una parte delle informazioni che potrebbero aiutare l’algoritmo a ottimizzare le campagne.


Indice

  1. Perché il Pixel non basta più
  2. Cosa cambia con l’API Conversions
  3. Pixel e CAPI lavorano insieme
  4. Perché il tracciamento è diventato un vantaggio competitivo
  5. Come capire se la configurazione è corretta
  6. Sintesi
  7. Due consigli pratici

1. Perché il Pixel non basta più

Per molto tempo il Pixel è stato il principale strumento di tracciamento di Meta.

Il suo funzionamento è semplice: registra gli eventi che avvengono nel browser dell’utente e li invia alla piattaforma.

Per anni questo approccio ha funzionato molto bene.

Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato.

Le nuove impostazioni sulla privacy, le limitazioni introdotte dai browser, il consenso ai cookie e altri meccanismi di protezione dei dati hanno reso più difficile raccogliere informazioni complete.

Questo non significa che il Pixel abbia smesso di funzionare.

Significa semplicemente che, da solo, potrebbe non riuscire a trasmettere tutti gli eventi che avvengono realmente sul sito.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Se nell’articolo precedente abbiamo detto che oggi Meta prende decisioni basandosi sui segnali che riceve, è facile capire che ricevere informazioni incomplete significa prendere decisioni con meno elementi a disposizione.


2. Cosa cambia con l’API Conversions

L’API Conversions nasce proprio per rispondere a questa esigenza.

A differenza del Pixel, che invia gli eventi dal browser dell’utente, l’API Conversions li invia direttamente dal server.

Non sostituisce il Pixel.

Lo completa.

Questo permette di ridurre la perdita di dati causata dalle limitazioni del browser e di inviare a Meta informazioni in modo più affidabile.

È importante chiarire un aspetto.

L’API Conversions non registra eventi “speciali” che il Pixel non conosce.

Entrambi possono inviare gli stessi eventi, come un acquisto, un lead o un’aggiunta al carrello.

La differenza è il percorso con cui queste informazioni arrivano a Meta.

E oggi quel percorso fa molta differenza.


3. Pixel e CAPI lavorano insieme

Uno degli errori più comuni è pensare di dover scegliere tra Pixel e CAPI.

In realtà non sono due alternative.

Sono due strumenti che lavorano insieme.

Quando entrambi inviano lo stesso evento, Meta è in grado di riconoscerlo ed evitare che venga conteggiato due volte attraverso un processo chiamato deduplicazione.

In pratica la piattaforma capisce che Pixel e CAPI stanno descrivendo la stessa azione e la considera una sola volta.

Per questo motivo, quando la deduplicazione è configurata correttamente, possiamo avere un sistema di misurazione molto più affidabile senza rischiare duplicazioni nei dati.


4. Perché il tracciamento è diventato un vantaggio competitivo

Negli ultimi anni abbiamo dedicato moltissima attenzione al targeting.

Oggi, invece, una parte importante delle performance passa dalla qualità dei dati che riusciamo a inviare all’algoritmo.

Più le informazioni sono complete e affidabili, maggiore è la capacità di Meta di comprendere quali utenti hanno probabilità di convertire.

Per questo motivo l’API Conversions non dovrebbe essere vista come una semplice integrazione tecnica.

È una componente dell’infrastruttura dell’account pubblicitario.

Pensiamo a un investigatore che deve ricostruire una scena.

Se una parte delle prove scompare, riuscirà comunque a formulare un’ipotesi, ma con meno precisione.

La Conversions API non crea nuove prove.

Aiuta semplicemente a non perderne una parte.

Ed è proprio questa la differenza.


5. Come capire se la configurazione è corretta

Dal punto di vista operativo non serve controllare soltanto che l’API Conversions sia installata.

Serve verificare che stia lavorando correttamente insieme al Pixel.

Una configurazione affidabile dovrebbe garantire:

  • che gli eventi vengano ricevuti sia dal browser sia dal server;
  • che Meta riesca a deduplicare correttamente gli eventi inviati da entrambe le fonti;
  • che gli eventi principali, come acquisti o lead, vengano registrati con continuità.

Solo in questo modo l’algoritmo può contare su una base dati solida per l’ottimizzazione delle campagne.


Sintesi

Negli ultimi anni il lavoro del media buyer è cambiato.

Prima bastava scegliere il pubblico giusto.

Oggi è fondamentale anche assicurarsi che l’algoritmo riceva dati completi e affidabili.

La Conversions API non è uno strumento pensato per aumentare automaticamente le conversioni.

Il suo compito è molto più importante.

Ridurre la perdita di informazioni e aiutare Meta a prendere decisioni migliori.

Abbiamo visto che oggi il vero valore è rappresentato dai segnali, questo articolo aggiunge un tassello fondamentale.

I segnali, prima di essere utilizzati dall’algoritmo, devono arrivare.

Ed è proprio per questo che la Conversions API è diventata parte integrante di qualsiasi strategia di tracciamento moderna.


Due consigli pratici

1. Non considerare il Pixel un’alternativa alla Conversions API.

Le due tecnologie sono progettate per lavorare insieme. Utilizzarle entrambe permette di ridurre la perdita di dati e migliorare la qualità delle informazioni che arrivano a Meta.

2. Non limitarti a verificare che la CAPI sia installata.

Controlla periodicamente la qualità del tracciamento all’interno di Events Manager. Una configurazione apparentemente funzionante può comunque presentare problemi di deduplicazione o di invio degli eventi, compromettendo la qualità dei dati utilizzati dall’algoritmo.

Le funzioni cambiano nel tempo. I dati su cui l’algoritmo prende le decisioni restano il vero vantaggio competitivo.

A questo punto rimane una domanda: se la qualità dei dati è così importante, come facciamo a controllare nel dettaglio che il tracciamento sia veramente a posto? Lo vedremo nel prossimo articolo dedicato agli strumenti di Event manager.